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turandot incompiuta

 

Ricordarsi un’ispirazione troncata… la Turandot pucciniana incompiuta

Dopo i grandi successi della Fanciulla del West nel 1910 e di il Trittico – composto da tre opere in un atto unico: Il Tabarro, Suor Angelica, e Gianni Schicchi – nel 1918 alla Metropolitan Opera di New York, il grande compositore italiano Giacomo Puccini è al colmo della sua carriera di musicista.

Le sue opere trionfano ormai nei grandi teatri del mondo. Da Londra a Parigi, da Milano a Vienna, da New York a Buenos Aires, Manon Lescaut, la Bohème, Tosca e Madama Butterfly sono dei successi assoluti ed hanno imposto il compositore lucchese come il più grande rappresentante della lirica italiana nel mondo, facendo da Puccini il degno successore di Giuseppe Verdi.

 

Malgrado ciò, Puccini non sta tanto bene e non si sente capace di far vivere una vena creatrice nuova per rinnovare la sua ispirazione, allorché in questo periodo subito dopo la Prima Guerra Mondiale – che ha trasformato la faccia del mondo, dell’arte e della musica – è arrivato il tempo di scrivere un’altra opera e dunque cercare un nuovo soggetto per un nuovo libretto.

Infatti, in Europa degli anni 20 emergono nuovi talenti lirici. Richard Strauss, Schönberg, Debussy Ravel, Stravinsky e Prokofiev danno nascita a nuovi colori armonici e una maniera diversa di trattare il ruolo dell‘orchestra, rivoluzionando per sempre l’orizzonte della musica classica di questo nuovo secolo pieno di promesse musicali ed artistici. Per Puccini che ha già 60 anni è tempo di ritrovare un’ispirazione musicale per restare all’altezza e realizzare una promessa operistica nuova, capace di rivitalizzarsi con questi compositori nuovi e così facendo rinnovare il suo proprio lavoro.

I nuovi talenti emergenti Puccini li conosce bene per la maggior parte e ammira certe delle loro opere. Si tiene al corrente al meglio delle grandi novità create da queste nuove figure, ma come si può leggere nella sua grande corrispondenza Puccini si sente spesso giù e ha come sempre come nel passato grande difficolta a scegliere un nuovo libretto! Dopo tante esitazioni e numerose proposte respinte, per vari motivi, la scelta di Puccini va verso il racconto cinese Turandot, dramma comico di Carlo Gozzi che il compositore Ferruccio Busoni aveva già messo in musica per una prima a Zurigo nel 1917. Per questo soggetto che narra la storia di una principessa nella Cina imperiale, crudele, incapace di amore o di pietà, Puccini è entusiasta e vede in questa figura tremenda e terribile, la possibilità di «esaltare l’amore» e l’occasione perfetta per scrivere un duetto finale che sia il coronamento del sentimento «amore» e la sua ultima possibilità per compore un duo che possa raggiungere il livello del finale del Tristano e Isolde di Riccardo Wagner che Puccini ammirava tanto.

Clausetti e Valcarenghi – i nuovi direttori della casa editrice Ricordi, successore di Tito Ricordi al comando della famosa ditta musicale milanese – spingono Puccini a scrivere questo nuovo opera con tutte le loro forze, facendolo aiutare dai librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni.

Esaltare musicalmente la passione di Turandot, ecco ciò che entusiasma Puccini, per chi conta soltanto di musicalmente e teatralmente dar vita a degli eroi in carne ed ossa dal destino implacabile e assoluto.

Il compositore si mette al lavoro con una volontà tenace malgrado un presentimento di non avere abbastanza tempo per finire e arrivare alla fine di questo nuovo opera. Una certa fatalità e un’angoscia accompagneranno Puccini durante tutta l’elaborazione del suo lavoro. Lui che aveva dovuto lasciare la sua amata villa di Torre del Lago per Viareggio, che non gli piace più di quel tanto, spingendolo a viaggiare spesso.

Si deve dire che senza la tenacia della casa Ricordi la Turandot non sarebbe mai nata, visto la tendenza viscerale del maestro di voler cambiare libretto in mezzo all’elaborazione di un’opera, e ciò malgrado il forte interesse che esso già suscitava.

Su domanda di Puccini i due librettisti si mettono al lavoro presto e sono capaci di proporre un libretto che si può mettere in musica ad un Puccini sempre più esigente. All’inizio dell’anno 1924 Puccini è già all’inizio del terzo atto dopo il «nessun dorma» per arrivare a comporre la morte di Liu, personaggio da lui inventato per mettere sempre più in alto la crudeltà di Turandot, e nell’estate del 1924 il maestro ha completamente finito con i primi due atti.

Ma già da tempo la salute del compositore gli preoccupa, spingendo Puccini di andare a consultare i medici all’autunno 1923 quando sta finendo il secondo atto perché la tosse che lo affligge incomincia a dargli un gran fastidio e lo fa soffrire sempre di più.

Grande fumatore di sigarette, e ciò da sempre, Puccini soffre di tosse ma senza grandi conseguenze. Puccini ama fumare. Basta vedere tutte le fotografie dell’epoca dove il maestro arbora con frenesia ed eleganza la sigaretta, a Torre del Lago, alla caccia, sulla barca, in automobile, con i suoi amici del club la Bohème, sulla nave che lo porta in America, con la famiglia ed i numerosi ammiratori. Non c’è dunque niente di strano in questa tosse che con le età si peggiora, diventando poi gravissima.

Questa tosse gli fa un gran male alla gola che gli dà molto fastidio, a tal punto che rallenta il compositore nel suo impegno musicale. Puccini va consultate finalmente diverse medici ma questi dopo esami non approfonditi prescrivono una cura alle terme di Salsomaggiore vicino a Parma. Dopo un soggiorno di quindici giorni Puccini si sente sempre male e soffre sempre di più. Ritorna a consultare altri grandi specialisti a Firenze e a Milano.

Allarmato da lo stato di salute del maestro da una lettera della moglie di Puccini Elvira, l’amico e direttore d’orchestra Arturo Toscanini arriva a Viareggio per vedere Puccini col pretesto di parlare della prossima stagione del teatro alla Scala ove la nuova Turandot verrà rappresentata per la prima volta.

Toscanini trova il compositore invecchiato molto dimagrito, ed è preoccupatissimo dello stato di salute ma non lascia vedere nulla a Puccini. I due amici evocano la Turandot e si mettono d’accordo per un prossimo incontro a Milano alla fine di settembre. Puccini ritrova Toscanini alla Scala insieme a Simoni e Adami. In quest’occasione viene suonato al pianoforte il primo ed il secondo atto della Turandot fino alla morte di Liu nel terzo atto. Toscanini constata che la musica del maestro e sempre più bella, con grandi novità armoniche e nei colori, nel modo di utilizzare l’orchestra ed il coro, e con una vena melodica sempre più congeniale. Ma Puccini e stanco e si decide finalmente di ritornare al più presto vedere nuovi medici a Firenze.

Questa volta le investigazioni più spinte dai medici specializzati diagnosticano al compositore un tumore maligna alla gola in uno stato molto avanzato e non operabile. Ma non viene detto nulla della gravita del morbo a Puccini, e solo suo figlio Antonio e messo al corrente del vero stato di salute di suo padre.

Si decide in fretta di andare a Bruxelles per una cura di sei settimane alla clinica del professore Ledoux a Ixelles, sola clinica in Europa che dà una certa speranza di guarigione in casi gravissimi come questo.

Puccini scrive allora a Adami:

«andrò a Bruxelles in una celebra clinica…» «questo trattamento mi condannerà…?» «riuscirò mai a finire la Turandot?»

 

Accompagnato da suo figlio Antonio e da Clausetti della casa Ricordi, Puccini lascia l’Italia il 4 Novembre per arrivare il 7 Novembre nella capitale belga. Con lui, qualche pagine manoscritte, idee musicali messa su carta in fretta per il suo duo che deve essere il capolavoro della sua Turandot.

Molto stanco, Puccini inizia la cura che lo fa molto soffrire. Durante queste settimane alla clinica, Puccini viene autorizzato di andare a sentire una rappresentazione della sua Madama Butterfly, la quale va in cartellone al teatro de la Monnaie precisamente in quel periodo.

Al mattino del 24 novembre Puccini subisce un’operazione delicata e dolorosissima alla gola, senza anestesia totale. Essendo diabetico, gli è proibito l’anestesia generale totale per il suo cuore. Sette spine gli sono inseriti attorno al tumore nella gola e dopo 3h40 sotto i ferri, Puccini ritorna nella sua camera senza poter più parlare. Per i medici l’operazione è un successo ed un comunico stampa viene rilasciato ai giornali belgi e internazionali per rassicurare loro ed il mondo della musica e delle arti sullo stato di salute del grande compositore.

Vicina a Puccini si è naturalmente suo figlio Antonio, la figlia di Elvira Fosca, Clausetti e l’amica di sempre Sybil Seligman. La moglie Elvira, fortemente influenzata, non si è sentita sufficientemente forte per venire ed è rimasta nella villa di Viareggio.

Purtroppo, nel pomeriggio del 28 Novembre 1924 allora che Puccini si riposa, il compositore e colto da un malessere al cuore e muore alle 11h30 della mattina del 29 Novembre dopo un’agonia di 18 ore durante i quali ha ricevuto l’estrema unzione dal nunzio pontificale. Accanto al letto bianco sul tavolo i fogli appena toccate del suo finale della Turandot…tanto sperato ma che rimarrà per sempre incompiuto.

La notizia della morte di Puccini suscita viva emozione sia nel mondo della musica e della lirica che nel cuore degli ammiratori del grande maestro. In segno di lutto è annullata la rappresentazione del Nerone di Arrigo Boito che doveva andare in scena alla Scala di Milano la sera stessa.

La messa funebre di Giacomo Puccini si celebra nella chiesa Santa Maria di Schaerbeek a Bruxelles in presenza del nunzio ed il 3 Dicembre la salma arriva a Milano. L’ ultimo saluto e dato in presenza del Duce Benito Mussolini, che darà l’orazione funebre, e Arturo Toscanini, che dirige la marcia funebre del secondo atto dell’opera Edgar, secondo opera del maestro defunto.

Il vero omaggio sarà reso a Puccini nell’ occasione della prima rappresentazione della Turandot alla Scala di Milano, la sera del 25 Aprile 1926, in assenza di Mussolini, visto che Toscanini aveva categoricamente rifiutato di far suonare l’inno fascista – obbligatorio prima della recita lirica.

Toscanini interrompe la musica alla fine delle battute del quadro del terzo atto della Turandot alla morte di Liu benché l’opera era stata completata dal compositore Franco Alfano con l’accordo della famiglia di Puccini e della casa editrice Ricordi.

Toscanini, girandosi verso il pubblico dopo avere interrotto l’orchestra i cantanti e il coro pone la sua bacchetta pronunciando queste parole:

«Qui si finisce l’opera perché è a questo punto che il maestro è morto»

Dopo questa serata d’addio Toscanini non dirigerà mai più la Turandot.

 

Ormai Puccini riposa nella cappella della famiglia Puccini nella villa di Torre del Lago, luogo tanto amato dal compositore e diventato col tempo un museo visitato dagli ammiratori del grande maestro.

Così si è spento a Bruxelles l’ultimo dei grandi compositori italiani, che con una musica moderna intima e drammatica fece entrare nel modo più definitivo la lirica nel ventesimo secolo. Più tardi gli interpreti finiranno per imporre Puccini come il più grande compositore italiano del ventesimo secolo.

La Turandot incompiuta rimane dunque il vero testamento musicale e artistico di un musicista che ha messo la sua viva e la sua ispirazione al servizio esclusivo della composizione per opere teatrali, al contrario di tanti collegi contemporanei.

 

Da qualche decennio Giacomo Puccini e le sue opere sono l’oggetto di nuovi studi musicologici di grande interesse, completati da belle biografie, mettendo in rilievo la personalità geniale e complessa di un compositore perfezionista all’eccesso e angosciato dalla necessità di trovare il libretto perfetto, ma soprattutto capace di capire semplicemente che ciò che crea l’opera deve essere girato verso la spontaneità dell’emozione vera e immediata, capace di toccare il cuore del pubblico nel modo più profondo con la bellezza di una melodia e di un orchestrazione curata e ampia, descrivendo meglio che nessun altro i destini di personaggi presi nel tormento assoluto dei sentimenti fino al sacrificio supremo.

                                                                                                                                                          A.M.S

 

Rendere omaggio

Giacomo Puccini si spegne la mattina del 29 novembre 1924 a Bruxelles.

Una strada gli è stata dedicata nel Comune Bruxellese di Anderlecht. L’associazione Si canta Puccini creerà un comitato di sostegno per finanziare un busto od un lastro commemorativo che verrà inaugurato in occasione del centenario della morte di Puccini il 29 novembre 2024.

Meceni, artisti lirici, musicisti, ammiratori del compositore, grazie a tutti del vostro sostengo perché Bruxelles possa degnamente ricordare e celebrare la memoria di questo compositore che ha dato tanto al nostro patrimonio musicale, e che ha portato lirica al firmamento dell’arte e della musica con i suoi capolavori imparagonabili.